Siti di scommesse con concessione ADM 2026: la classifica che parte da quanto ti costano

Updated Novembre 2026
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3 Novembre 2026 — concessioni, numeri di registro e condizioni contrattuali verificati sull’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ex AAMS) e sui termini e condizioni dei singoli operatori.

Un foglio di concessione in carta con un timbro rosso, appoggiato su una scrivania di legno accanto a una penna
Un operatore con concessione dichiara il proprio titolo nei termini del conto di gioco: Admiralbet scrive di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall'ADM e di.

Se cercate un bookmaker legale in Italia, il test è uno solo e non costa niente: il nome del sito compare nell’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM. Non è un giudizio editoriale, non è una classifica, non è una recensione. È un foglio di calcolo pubblico, ed è tutto quello che serve per sapere se dall’altra parte c’è qualcuno che risponde a un’autorità italiana. Il resto della pagina parte da qui, ma non si ferma qui: la concessione non vi dice quanto costa giocare, e quello è il conto che nessuno mette in vetrina.

Vale la pena dirlo subito, perché è il fraintendimento che gira più spesso: un posto in una classifica non è una concessione, e un marchio che non appare in questo elenco non è automaticamente illegale — vuol dire che non ha il titolo italiano, che è una cosa diversa. Unibet, Betway, 1xBet e 22bet, tanto per fare nomi grossi che compaiono nelle ricerche, non stavano fra le 52 righe dell’elenco lette il 25 ottobre 2026. Non è un’opinione sull’onestà di quei marchi. È la fotografia di un registro il cui contenuto si controlla in trenta secondi.

Il filo che tiene insieme le prossime migliaia di parole è il costo. Non il costo in senso lato, non «gioca responsabilmente» appiccicato in fondo come un timbro: proprio quanto esce dalle vostre tasche quando una concessione vi dà gli strumenti per decidere, quando scegliete di non usarli, e quando il margine del bookmaker lavora dentro ogni quota che accettate. Una concessione ADM non vi rende conveniente un’offerta. Vi rende verificabile chi ve la propone.

Gioco responsabile: quello che una concessione ti dà davvero

Una concessione non è un bollino decorativo. È un contratto con lo Stato che porta con sé obblighi precisi, e la parte più utile per chi gioca è quella che si vede poco: gli strumenti con cui potete decidere in anticipo quanto perdere. Il resto del capitolo riguarda questi strumenti — cosa sono, come si usano, e soprattutto cosa vi costano quando decidete di non toccarli.

Ci sono due modi per parlare di tutela del giocatore. Il primo è quello delle brochure: tante parole, zero cifre. Il secondo è quello delle norme: l’art. 15, comma 1, D.Lgs. 41/2024 elenca gli obblighi del concessionario, e sono una lista sorprendentemente concreta — autolimiti su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati dall’ADM; messaggi automatici su durata e spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno. Sono obblighi del concessionario, non promesse del reparto marketing.

Prevenzione: cosa firmi quando apri un conto di gioco

Il primo incontro con gli strumenti di tutela avviene prima ancora che giochiate, nel modulo di registrazione, dove vi viene chiesto di scegliere un limite di deposito su base settimanale o mensile. Scegliere è obbligatorio, decidere quanto è vostro: ed è la ragione per cui conviene fermarcisi un momento invece di cliccare sul primo valore proposto. Un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo sette giorni. Sette giorni sono esattamente la distanza che serve perché una decisione presa in un momento di entusiasmo non diventi un deposito tre minuti dopo. Admiralbet lo scrive nei propri termini in modo esplicito e aggiunge che in registrazione chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile — non solo quella di deposito.

Un documento di identità appoggiato accanto a uno smartphone con un timer sullo schermo, su un tavolo da cucina
La richiesta di autoesclusione si fa dal portale ADM con SPID, oppure a uno dei concessionari presso cui si ha un conto aperto.

Chi si registra con SPID ha un percorso diverso, e vale la pena saperlo perché tocca la fase in cui i conti si bloccano: l’identificazione digitale importa i dati automaticamente, mentre con la registrazione classica il conto va validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi si bloccano. Trenta giorni sembrano tanti finché non ne passano trentuno.

L’altra metà della prevenzione non sta nel conto ma fuori: il numero verde nazionale 800 558822 offre sostegno gratuito e anonimo a chi ha problemi con il gioco, e il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo è il riferimento che bet365 indica espressamente per i residenti in Italia. Un numero stampato su una pagina non risolve niente da solo. Ma è un canale che esiste, è gratuito, ed è l’unica riga di questa pagina che non ha un costo attaccato.

Fondamenti dell’autoesclusione: come funziona il RUA

L’autoesclusione è lo strumento con il rapporto più brutale tra quanto costa inserirla e quanto rende. Costa un modulo, e vi toglie l’accesso a tutto il gioco legale italiano.

Un pallone da calcio appoggiato su una schedina bianca su un tavolo di legno, alla luce del giorno
L'autoesclusione può durare fino a 270 giorni a scelta del giocatore oppure essere a tempo indeterminato, con revoca possibile solo dopo almeno nove mesi.

Il meccanismo si chiama RUA, Registro Unico degli Autoesclusi, attivo dal 2018, e la sua caratteristica decisiva è la trasversalità: l’iscrizione blocca ogni piattaforma di gioco online autorizzata in Italia, non solo quella dove l’avete chiesta. Durante l’autoesclusione registrata dal concessionario nel RUA non si possono fare depositi, giocate o aprire conti presso alcun operatore con concessione ADM, ma il saldo prelevabile resta prelevabile. Quella clausola finale non è un dettaglio: il denaro già sul conto non viene sequestrato, semplicemente smette di poter rientrare nel gioco.

Sull’ADM si legge che l’autoesclusione può essere trasversale — tutti i concessionari, con blocco di nuovi conti — oppure limitata a un singolo concessionario o a una singola categoria di gioco, come le scommesse a quota fissa. La durata arriva fino a 270 giorni a scelta del giocatore, oppure è a tempo indeterminato, con revoca possibile solo dopo almeno nove mesi; quella a tempo determinato non si revoca prima della scadenza. Nove mesi, per chi pensa di fare un passo temporaneo e tornare indietro in una settimana, sono la misura del contrario.

Un operatore non vi spiega queste regole due volte, e infatti non lo fa. Le scrive una volta nei propri termini, e nei termini di chi lavora su piattaforma autorizzata la formulazione arriva anche con date: la durata va da 7 a 270 giorni, oppure è indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia. Prima del 1° febbraio 2026 le finestre indicate erano più strette — 30, 60 o 90 giorni — ed è il tipo di modifica che cambia il senso dello strumento: chi cercava una pausa lunga ora ha una scala più larga da cui scegliere, ma anche un motivo in più per leggere le condizioni aggiornate invece di fidarsi di quello che ricordava.

Normativa e tutela: la richiesta di autoesclusione, passo per passo

La richiesta si fa dal portale ADM con SPID, oppure a uno dei concessionari presso cui si ha un conto aperto. Due strade, esiti diversi e un ordine che conviene rispettare.

Dalla parte dell’operatore la procedura è quella che ci si aspetta: si apre la sezione di gioco responsabile, si sceglie la forma e la durata dell’esclusione, si conferma. La richiesta arriva al registro e da lì si propaga a tutte le piattaforme autorizzate. Nel frattempo non aspettatevi un conto che si chiude da solo in modo silenzioso: il saldo prelevabile si preleva, ed è normale che il prelievo richieda i tempi del metodo che avete scelto. Vale la pena farlo prima, non dopo.

Chi passa dallo SPID, invece, fa tutto con un’identità già verificata e non deve discutere credenziali con nessuno. È il canale che consiglio a chi non ha voglia di spiegare a un servizio clienti che cosa intende fare del proprio conto — perché è esattamente il momento in cui le spiegazioni pesano.

L’ADM ricorda anche i soggetti interessati: oltre alla trasversale e alla singola, l’esclusione può essere chiesta per categoria di gioco. Chi ha un problema con le scommesse a quota fissa e non con il resto ha una scelta più fine, e chi vuole togliere di mezzo tutto ne ha una sola.

E i siti senza concessione? Non sono collegati al RUA. La richiesta di autoesclusione non li tocca, non li conoscono, e un giocatore escluso che ci mette piede è un giocatore senza la propria rete di protezione. È il costo più alto di tutta questa pagina, e si paga tutto insieme.

La classifica dei siti con concessione ADM: come la valutiamo

Nessun marchio qui sotto è in gara per il primo posto. Sono dieci concessionari con numeri di registro diversi e offerte diverse, e il criterio che ho usato per ordinarli è quello che serve a un lettore che deve decidere dove mettere i soldi: cosa vi costa usarlo.

I criteri, in chiaro. Primo, la concessione: numero e società concessionaria, letti dalla riga di licenza e dai termini del sito. Secondo, quello che l’operatore stesso dichiara nelle proprie condizioni e nelle proprie schede sull’App Store, senza aggiungere niente di mio. Terzo, la sostanza dell’offerta — che tipo di bonus è, quanto palinsesto c’è dietro, che strumenti di tutela sono nominati. Quarto, quello che l’operatore non dice: un limite di deposito di cui non si conosce la cifra esatta, un requisito di puntata che non compare dove dovrebbe, e in generale quel silenzio che nella lettura di un contratto pesa più di una virgola.

Quello che i criteri escludono conta quanto quello che includono. Non ordino per generosità dei bonus: un bonus grande con un requisito di puntata gravoso costa più di un bonus piccolo senza requisito, e la vetrina non aiuta a distinguerli. Non ordino per «quote alte»: la quota alta su una partita e bassa su un’altra non è informazione, è un campione. Non ordino per la simpatia del marchio, che è la variabile più inutile che esista in questo settore.

I numeri di concessione: il dettaglio che quasi nessuno controlla

La tabella che segue è il modo più rapido che conosco per fare il controllo che conta. La prima colonna è il marchio, la seconda il numero di concessione letto dall’elenco ADM e dai termini dell’operatore con la società concessionaria, la terza quello che i termini dell’operatore dicono esattamente sui temi di questa pagina — limiti, identificazione, strumenti di gioco responsabile.

Marchio Concessione ADM e concessionaria Cosa dichiarano i termini dell’operatore
Goldbet n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) Registrazione classica, SPID o CIE; strumenti di autolimite nel conto gioco
Betfair n. 16028, Betfair Italia S.r.l. Nessuna dichiarazione specifica sui temi di questa pagina
Lottomatica n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) Nessuna dichiarazione specifica sui temi di questa pagina
AdmiralBet n. 16048, Admiral Bet S.r.l. Limiti di ricarica, spesa e tempo giornalieri, settimanali e mensili; autoesclusione 7–270 giorni o indeterminata; SPID di livello 2 con OTP
BetFlag n. 16008, Betflag S.p.a. Registrazione classica accanto a SPID e CIE; divieto di gioco sotto i 18 anni
SNAI n. 16032, Snaitech Spa Nessuna dichiarazione specifica sui temi di questa pagina
Eurobet n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale Nessuna dichiarazione specifica sui temi di questa pagina
Sisal n. 16020, Sisal Italia S.p.a. Nessuna dichiarazione specifica sui temi di questa pagina
NetWin n. 16035, Netwin Italia S.p.a. Bonus riservato a conto verificato, deposito minimo dichiarato
William Hill n. 16044, William Hill Malta Plc Bonus non subito prelevabili, da giocare secondo il requisito di puntata previsto dalle normative ADM

Non è una tabella di meriti. È una tabella di dichiarazioni: dove la terza colonna dice poco, vuol dire che l’operatore non ha pubblicato una dichiarazione specifica su limiti, identificazione o strumenti di tutela nei termini contrattuali. Il silenzio non è una colpa; è però una variabile, e chi sceglie un conto di gioco fa bene a trattarla come tale.

Il dato che colpisce di più, in questa lista, non è un numero ma un nome. Lottomatica e Goldbet riportano la stessa società concessionaria, GBO Italy, con due numeri di concessione distinti. Non è un errore di trascrizione ed è il modo in cui il sistema funziona: la concessione è rilasciata per sito, non per azienda, e una stessa società può gestirne più di una. La conseguenza pratica è che «di chi è questo sito» non si risponde guardando il marchio in alto. Si risponde leggendo la riga di licenza nei termini. Eurobet Italia S.r.l. è un altro caso dello stesso fenomeno: gestisce Eurobet, Bwin e Gioco Digitale, tre nomi che nessuno assocerebbe alla stessa scrivania.

Fondamenti: come funziona una concessione ADM per il gioco a distanza

Arrivati a questo punto la domanda smette di essere «quale sito» e diventa «che cos’è esattamente la cosa che sto verificando». La risposta è meno ovvia di quanto sembri, e vale la pena smontarla pezzo per pezzo.

Un gioco a distanza con vincite in denaro può essere offerto in Italia soltanto da chi ha una concessione dell’ADM. Non è una licenza aperta, non è un permesso che si compra: le concessioni si assegnano per gara pubblica, durano al massimo nove anni secondo l’art. 6, comma 3, D.Lgs. 41/2024, e non si rinnovano. Il bando di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, con il nuovo regime partito il 13 novembre 2025. Chi pensa che dietro un sito di scommesse ci sia una licenza comprata al volo dovrebbe leggere quei numeri: novantatré domande, meno di sessanta titoli, e un assegno a sei zeri per ciascuno.

Panoramica del meccanismo: concessione per sito, non per società

L’elenco dell’ADM letto il 25 ottobre 2026 contiene 52 righe, codici da 16000 a 16051, ognuna legata a un sito .it. Questa è la parte che sfugge a chi legge in fretta: il titolo è legato al sito, non al gruppo. Ed è per questo che lo stesso concessionario può comparire più volte con numeri diversi, e due marchi diversissimi possono fare capo alla stessa società.

Il controllo che ne segue è di una semplicità quasi comica: aprite la pagina dei termini dell’operatore, cercate la parola concessione, confrontate il numero che trovate con quello che vi aspettate. Admiralbet, per esempio, scrive di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall’ADM e di fornire il servizio tramite il sito Admiralbet. Una riga così non aggiunge niente di spettacolare a un contratto. Aggiunge la sola cosa che conta quando qualcosa va storto: il nome di chi risponde.

E poi c’è il limite strutturale dell’elenco, che è anche il motivo per cui questo capitolo esiste. Il registro ADM non ha una colonna per i giochi. Un concessionario può avere diritto a scommesse sportive, poker e giochi di abilità, giochi di tipo casinò, betting exchange e bingo in qualunque combinazione, e la riga dell’elenco non lo dice. Di conseguenza: un nome presente nell’elenco non dimostra da solo un’offerta di scommesse sportive. Quella la dimostra il sito dell’operatore, con il suo palinsesto, ed è la ragione per cui ogni scheda qui sotto parte dalla licenza e finisce sul prodotto.

Criteri di valutazione: cosa resta fuori da una concessione

Ci sono cose che una concessione non risolve, e sono esattamente quelle su cui si gioca la differenza tra un conto e un altro. Nessuna concessione impone un tetto di bonus, nessuna impone un tetto ai requisiti di puntata, nessuna stabilisce un limite massimo di puntata sulle scommesse sportive: un tetto statutario in euro sulle puntate è semplicemente sconosciuto. Gli strumenti che vincolano davvero sono due, e sono entrambi nelle vostre mani — l’autolimite che impostate voi e il limite di deposito che scegliete in registrazione.

Una concessione, invece, fa una cosa che nessun .com può fare: vi mette sotto una giurisdizione. Sul sito con titolo ADM il palinsesto è approvato dall’ADM, gli eventi si aggiungono uno per uno al programma approvato, e il concessionario risponde a un’autorità che sta in Italia. Su un sito senza titolo non c’è nessuno dei tre passaggi.

Normativa: ADM, concessioni e quello che rischi senza titolo

Il quadro regolatorio italiano degli ultimi anni è cambiato due volte in modo sostanziale, e la seconda volta è recente. Chi si è informato nel 2022 e non ha aggiornato le proprie convinzioni sta ragionando su regole diverse da quelle in vigore.

La norma di riferimento è il D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41, «Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza», pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. Il decreto elenca all’art. 6, comma 1 i giochi che possono essere offerti a distanza con concessione: alla lett. a) le scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse di cavalli; alla lett. b) i totalizzatori sportivi e ippici; alla lett. c) l’ippica nazionale; alla lett. d) i giochi di abilità, le carte e i giochi di sorte a quota fissa; alla lett. e) le scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè il betting exchange; alla lett. f) il bingo. Sono sei caselle che un concessionario può coprire in qualunque combinazione — compresa quella di averne solo alcune.

Vigilanza e giurisdizione: chi controlla chi

Due elenchi, uno per quello che è permesso e uno per quello che non lo è. ADM, d’intesa con la Guardia di Finanza, redige la lista dei siti di offerta legale di gioco a distanza riferiti ai concessionari e quella dei siti inibiti, e le rende pubbliche sui siti istituzionali dell’Agenzia e della Guardia di Finanza. È l’attuazione dell’art. 22, D.Lgs. 41/2024, e il meccanismo funziona così: chi offre gioco in Italia senza concessione finisce nell’elenco di inibizione, l’accesso al dominio viene bloccato a livello DNS, e i domini bloccati vengono reindirizzati verso una pagina di avviso. Un ordine del 24 settembre 2025, come riportato dalla stampa di settore, ha portato il totale a 11.481 domini, e gli aggiornamenti del 2026 ne aggiungono da decine a centinaia alla volta.

Il blocco DNS, però, non è una ghigliottina. Funziona, con qualche ritardo da parte di alcuni fornitori di accesso, e le copie speculari dei siti oscurati ricompaiono nel giro di ore. Nessun lettore dovrebbe dedurre da un dominio che si apre che il sito dietro abbia titolo per aprirsi.

Il lato sanzionatorio riguarda anche chi gioca, ed è la parte che si legge sempre troppo tardi. ADM, in un comunicato del 28 febbraio 2024, ricorda che la Legge 401 ricomprende una precisa avvertenza: «la Legge 401 … prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda ai soggetti che pubblicizzano in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’Estero. Anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi». Il partecipante, non solo l’organizzatore. L’importo in euro dell’ammenda e l’esistenza di un procedimento contro un giocatore non sono noti, e non vanno inventati: la regola, come la scrive l’autorità, è quella.

Deposito e prelievo: i costi che non compaiono nel bonus

Aprire un conto di gioco significa anche scegliere come riempirlo e come svuotarlo, e qui la normativa italiana ha una specificità che vale la pena conoscere. L’art. 13, D.Lgs. 41/2024 disciplina i punti vendita ricariche: tabaccai e ricevitorie registrati in un apposito elenco tenuto dall’ADM, che ricaricano il conto online solo su richiesta del titolare dopo identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già indicato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale. Non possono pagare vincite né erogare prelievi — ricaricano e basta — e l’iscrizione delle rivendite a quell’elenco costa 100 € all’anno.

Quel tetto di 100 € settimanali in contanti è una di quelle regole che sembrano tecniche e invece decidono la settimana di chi gioca molto: se la vostra ricarica abituale passa dal tabaccaio in contanti, il limite non è una preferenza, è la struttura del canale. Gli strumenti che i siti ADM mostrano abitualmente sono altri: carte, PostePay e altre prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria (SisalPay, Mooney). L’elenco preciso di ogni operatore sta nei suoi termini, non sulla home page.

Il prelievo merita una riga a parte, perché è il momento in cui il conto smette di essere una promessa. Il saldo prelevabile si ritira, ma i tempi dipendono dal metodo e dalla validazione del conto: con registrazione classica e senza SPID, il conto va validato entro 30 giorni o viene sospeso e i prelievi si bloccano. Trenta giorni per caricare un documento sono tanti se state aspettando una vincita.

C’è infine un fronte che non è chiuso: l’art. 22, comma 1 prevede un regolamento, d’intesa con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per operatori senza concessione. La sua entrata in vigore non è confermata, quindi allo stato è un progetto, non una barriera.

Giurisdizione: cos’è che si perde davvero su un sito non ADM

La domanda arriva sempre nella stessa forma: ma se il sito paga, che differenza fa la concessione? La differenza non sta nel fatto che il sito paghi o non paghi. Sta in cosa succede il giorno in cui non paga.

Su un operatore con concessione ADM esistono quattro cose che su un .com fuori registro non esistono. L’iscrizione al RUA, che è trasversale e blocca tutto il gioco legale italiano. La vigilanza dell’ADM, con un’autorità italiana a cui rivolgersi. Gli strumenti di limite obbligatori, con il limite di deposito che scegliete voi in registrazione. E un foro italiano, cioè un posto fisico dove una controversia si discute secondo regole italiane.

Su un sito senza concessione mancano tutte e quattro. E ce n’è una quinta, che è la più scomoda da scrivere: la sanzione in capo al giocatore, quella prevista dalla Legge 401 come appena riportata. Aggiungete il blocco DNS, che rende il sito raggiungibile oggi e potenzialmente irraggiungibile domani, e la fotografia è completa. Chi sostiene che fra i due mondi non ci sia differenza sta confrontando due prodotti e ignorando le due giurisdizioni.

Sul piano fiscale la differenza si vede tutta, e me ne assumo la parte che non è consulenza: dichiarare è una parola che quasi nessuno vuole sentire. Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non si dichiarano, perché il prelievo cade sul concessionario — è la lettura «tassate alla fonte» riportata dalla stampa di settore nel 2024 e nel 2026, con il giocatore che riceve la somma netta e non dichiara nulla. È una ricostruzione giornalistica, non una pagina dell’amministrazione finanziaria, e chi ha una situazione particolare dovrebbe consultare un commercialista.

Sui siti non autorizzati la musica cambia, e cambia per iscritto. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d, TUIR — anche per i siti registrati o ospitati all’estero — tassabili secondo l’art. 69 TUIR per l’intero importo ricevuto, senza deduzioni. La lettura pratica è: nessuna ritenuta, e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è nota, e la posizione va riassunta come «andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale».

C’è poi il versante delle imposte che non tocca direttamente il giocatore ma decide la sua convenienza, perché il margine del concessionario è anche il prezzo delle quote che vi offre. L’imposta unica sulle scommesse sportive a quota fissa, disciplinata dall’art. 4, D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025, è del 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e del 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza tra somme giocate e vincite. Le scommesse ippiche a quota fissa pagano le stesse aliquote, contro il 43 % e il 47 % precedenti. È un costo che non vedete sulla schedina e che vive dentro ogni quota.

I dieci operatori con concessione ADM: quanto costa usarli

Le schede che seguono raccontano come ogni concessionario si presenta su questo mercato — concessione in chiaro, prodotto dichiarato, strumenti che nomina e strumenti che tace. Le ho scritte guardando il conto, non il logo.

Goldbet: il bonus che vive sull’app

Goldbet porta la concessione ADM n. 16009 a nome Goldbet Better Organization Italy S.p.a., e il marchio vive sul sito Goldbet. Sulla scheda dell’app l’operatore dichiara un palinsesto ampio: schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport. E aggiunge che scaricando l’app e registrandosi si può ricevere il bonus di benvenuto — una formula che dice meno di quanto sembri, perché il bonus di benvenuto in sé non è un problema legale e non è nemmeno un omaggio: è un credito vincolato a condizioni che stanno nei termini.

L’app è anche il canale dove Goldbet fa la cosa più concreta su questa pagina, l’identificazione: l’apertura del conto passa dalla registrazione classica oppure dalla procedura con SPID o con CIE. È una scelta che pagate in attesa — la validazione manuale dei documenti — e che vi risparmiate con l’identità digitale.

Il punto debole di questa scheda sta dove sta per quasi tutti: i termini non contengono una dichiarazione specifica su limiti di deposito, finestre di autoesclusione o requisiti di puntata del bonus. Non è una mancanza che i concorrenti compensino; è la norma.

Betfair: l’unico marchio con un exchange dietro

Betfair è concessione ADM n. 16028 a nome Betfair Italia S.r.l., con il sito Betfair. Il motivo per cui occupa una posizione a sé in questo elenco non è il marchio: è la lettera e) dell’art. 6, comma 1, D.Lgs. 41/2024, quella che consente le scommesse a quota fissa con interazione diretta fra giocatori. Nel betting exchange il giocatore può fare la parte del giocatore o quella del bookmaker, e il concessionario si limita a mettere in contatto anonimo le due parti. È l’unico prodotto di questa lista in cui il margine non è un dato di fatto del bookmaker: su un exchange il prezzo lo fanno gli utenti e il gestore incassa un’altra cosa, tipicamente una commissione.

Quella differenza di modello ha un prezzo per il lettore: le regole non sono quelle di un bookmaker. La documentazione di Betfair è riportata indicare regole ulteriori per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima «back» di 200 centesimi in passi da 50 centesimi, e un articolo di stampa specializzata del 2024 riferisce che sul giocatore non grava nulla sulle vincite, con il prelievo che cade sul concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali regole di commissione è materia aperta; Betfair è descritta come il primo, con la concessione 16028.

Sul lato prodotto l’app Betfair Sport propone mercati come Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, più la sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate. Le «quote maggiorate» sono il tipo di formula che va letta con attenzione: un mercato unico con una quota più alta è un prodotto, non un vantaggio strutturale, e il confronto lo si fa sul prezzo dello stesso mercato, non su due mercati diversi.

Lottomatica: la stessa società di Goldbet, numeri diversi

Lottomatica opera con la concessione ADM n. 16010, intestata ancora a Goldbet Better Organization Italy S.p.a. Il lettore attento si troverà quindi davanti a due marchi che sembrano concorrenti e che fanno capo alla stessa società concessionaria, ognuno con il proprio sito e il proprio titolo. È la dimostrazione più pulita che «concessione per sito» non è una formula vuota.

Sul prodotto l’app dichiara una copertura larga e un impianto dichiaratamente orientato alla partita in corso: Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per seguire l’evento e scommettere live. Lo streaming, quando c’è, è una delle poche cose che non si pagano in questa economia: cambia il modo di seguire la partita, non il prezzo della quota.

Su limiti, identificazione e strumenti di gioco responsabile i termini di questo marchio non aggiungono dichiarazioni specifiche. Un conto Lottomatica si presenta quindi all’utente senza che il contratto metta in vetrina l’architettura di tutele che la concessione gli impone. Il concessionario la deve comunque avere; il fatto che non la racconti è una scelta di comunicazione, non una licenza.

AdmiralBet: il concessionario che scrive di esserlo

AdmiralBet è il marchio di questa lista che fa la cosa più utile per chi legge: mette la concessione in chiaro nel contratto. I termini scrivono di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall’ADM e di fornire il servizio tramite il sito Admiralbet. Detta così sembra formalismo; in pratica è l’unica riga che vi dice il nome di chi risponde davanti a un’autorità italiana, e la concessione è intestata ad Admiral Bet S.r.l.

Il resto della scheda è la parte più ricca di tutta la pagina, e riguarda direttamente il costo. In registrazione l’operatore chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo sette giorni. Tre dimensioni invece della sola soglia di deposito che serve per aprire il conto, e un ritardo di sette giorni come freno su un rialzo. Chi entra pensando di alzare il tetto la settimana dopo un colpo sfortunato si trova a dover aspettare — ed è esattamente il momento in cui il ritardo fa il suo lavoro.

Sull’identificazione le opzioni sono due e costano diversamente in tempo: registrazione classica con caricamento del fronte e del retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente. Sull’autoesclusione, la finestra dichiarata va da 7 a 270 giorni, oppure è a tempo indeterminato con revoca possibile dopo almeno nove mesi, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia. È un contratto che scrive le regole per intero invece di rimandarle a un regolamento esterno.

BetFlag: SPID e CIE accanto alla registrazione classica

BetFlag è concessione ADM n. 16008 a nome Betflag S.p.a., operativo su Betflag. L’operatore dedica una pagina intera all’apertura del conto e lì indica tre strade: registrazione classica, identificazione con SPID, identificazione con CIE. È il riconoscimento più esplicito della categoria che un utente frettoloso non considera — quello che un conto di gioco è, cioè un conto di identità — e serve a ricordare che il gioco è vietato ai minori di 18 anni.

La scelta del canale di identificazione non è neutra sul piano del costo. CIE e SPID vi risparmiano il caricamento dei documenti e il rischio della finestra di validazione; la registrazione classica vi costa tempo e vi espone alla sospensione del conto se non completate la verifica. Chi apre un conto di rado non se ne accorge; chi lo apre cinque volte si accorge eccome.

Sugli altri punti — limiti di deposito, strumenti di autolimite, requisiti di puntata sugli eventuali bonus — la scheda di questo operatore non offre dichiarazioni specifiche, e la scheda finisce dove il contratto tace.

SNAI: molti mercati, chiusura anticipata della schedina

SNAI opera con la concessione ADM n. 16032, intestata a Snaitech Spa, sul sito Snai. L’app SNAI Sport dichiara scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e con la funzione Cash Out per chiudere la schedina prima della fine dell’evento.

Il Cash Out è il tipo di funzione che cambia il conto in modo asimmetrico, e conviene dirlo senza girarci intorno: chiudere una schedina prima del termine significa rinunciare a una parte del valore potenziale per eliminare la variabile. Non è gratis e non è un servizio. È una transazione nella quale la controparte vi offre un prezzo — il suo prezzo, con il suo margine dentro — e voi decidete se accettarlo. Chi la usa su ogni singola giocata non sta gestendo il rischio: sta pagando un premio alla casa per ogni oscillazione della partita.

Sui temi specifici di questa pagina — limiti di deposito, autoesclusione, requisiti di puntata — la scheda non offre dichiarazioni proprie, e i termini dell’operatore restano la fonte da consultare prima di aprire il conto.

Eurobet: il palinsesto che esce dallo sport

Eurobet porta la concessione ADM n. 16012 a nome Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, sul sito Eurobet.it. Il marchio ha un lettore tipo facile da immaginare, e l’app lo conferma: il palinsesto copre calcio, tennis, basket, Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, e si spinge oltre lo sport fino a eventi di spettacolo — musica, cinema, tv e reality show — e di politica, con le elezioni.

Vale la pena fermarsi su quest’ultima parte, perché la legge la sostiene. L’art. 2, lett. s), D.Lgs. 41/2024 definisce il «palinsesto» come il programma di eventi sportivi e non sportivi e di tipi di giocata predisposto dal concessionario e approvato dall’ADM, e una scommessa si può prendere solo su eventi che stiano in quel programma approvato. Gli eventi si aggiungono uno per uno: a settembre 2026, come riporta la stampa di settore, l’ADM ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner. Niente arriva in palinsesto per inerzia, e il fatto che Eurobet offra scommesse su un festival televisivo è il risultato di una fila di approvazioni, non di un’idea del reparto marketing.

Un palinsesto così largo ha però un costo nascosto: la profondità per evento. Una lista che va dalle elezioni agli scacchi non è automaticamente ricca sull’Under/Over di un campionato minore, e chi vuole copertura sottile e capillare deve guardare il singolo evento invece del numero complessivo di sport. Le dichiarazioni specifiche su limiti, identificazione e bonus non compaiono nella scheda.

Sisal: volume di eventi e doppia chiave per il conto

Sisal è concessione ADM n. 16020 a nome Sisal Italia S.p.a., sul sito Sisal. I numeri che l’operatore mette nella propria app sono i più espliciti di questa lista: oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket. Sono cifre che meritano una traduzione: il volume di eventi è un’informazione sul catalogo, non sulla convenienza. Quindicimila eventi live non significano quindicimila prezzi migliori; significano quindicimila occasioni in cui potete agire d’impulso, che è un modo più costoso di spendere.

Sul lato prodotto la scheda elenca la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal, le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni, e la funzione Cash Out per chiudere la giocata prima della fine dell’evento. Tutti nomi proprietari per mercati che altrove hanno nomi diversi, ed è la prima cosa da fare quando si confrontano due schedine: tradurre il nome del mercato prima di confrontare il prezzo.

Sull’accesso, l’app permette di entrare nel conto gioco anche con Touch ID e di piazzare le scommesse da mobile. Il riconoscimento biometrico è una comodità che non tocca la questione della tutela: sono due piani diversi, e confonderli è l’errore che le app sperano che facciate. Anche qui, dichiarazioni specifiche su limiti di deposito e requisiti di bonus non compaiono.

NetWin: il bonus reale con un deposito minimo dichiarato

NetWin è concessione ADM n. 16035 a nome Netwin Italia S.p.a., sul sito Netwin. L’offerta Sport-50 è un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto verificato, con deposito minimo di 20 €. La parola «reale» sta lì per distinguere questo credito dai bonus finti, e va presa per quello che è: un credito da giocare, non denaro disponibile.

Il deposito minimo di 20 € è la cifra più interessante della scheda, perché è il primo vero costo dell’offerta. Chi pensa di versare 5 € per prendere il bonus non arriva al cancello. E il conto verificato come condizione significa che la verifica dell’identità va completata prima, non dopo: chi ha aperto il conto con la registrazione classica e non ha caricato i documenti non può incassare il credito, e il bonus non aspetta all’infinito.

Il tetto di 50 € dice il resto del carattere dell’offerta. Un credito di quella misura è calibrato su chi vuole provare il conto senza impegnare capitale serio. Su limiti di deposito, finestre di autoesclusione e strumenti di autolimite la scheda non offre dichiarazioni proprie.

William Hill: bonus piccolo, requisito scritto per esteso

William Hill opera con la concessione ADM n. 16044, intestata a William Hill Malta Plc, sul sito William Hill. Il percorso di benvenuto è declinato su due binari che corrispondono a due modi di dimostrare chi siete: a chi si registra con SPID viene accreditato subito un bonus sport da 10 €, mentre con la registrazione manuale è previsto un bonus di verifica da 5 € dopo l’invio dei documenti entro 96 ore. Due percorsi, due importi, e un termine a orologio sulla seconda strada.

È la scheda che dice la cosa più utile sull’uso dei bonus, e la dice nella pagina di aiuto: per le scommesse sportive l’importo massimo di bonus utilizzabile su ogni scommessa è di 100 €, e i bonus non sono subito prelevabili ma vanno giocati secondo il requisito di giocata previsto dalle normative ADM. È la versione breve di un contratto lungo, e va letta per quello che è: la cifra che vedete non è una cifra che potete ritirare. Un credito non prelevabile che vale su una singola puntata fino a 100 € è un tetto, non una disponibilità, e il resto lo decide il requisito di giocata.

Rispetto agli altri marchi di questa lista, la scheda si distingue per un altro motivo: il requisito non è solo rimandato a un regolamento, è nominato e collegato alla cornice regolatoria ADM. È un piccolo vantaggio informativo che vale più di un euro in più di bonus annunciato.

Quanto costa davvero un’offerta: il conto del margine

Questa è la parte che nessun banner vi mostrerà, e vale la pena costruirla dall’inizio, con numeri che chiunque può ricontrollare.

Su un mercato a due esiti, se la somma dei reciproci delle quote fa esattamente 1, il mercato è «equo» e il bookmaker non incassa niente. Quando quella somma supera 1, la differenza è il margine, e il margine non è una voce di costo separata che compare da qualche parte nel conto: è già dentro la quota che accettate. La funzione che lo descrive è la quota di rimborso, cioè 1 diviso la somma dei reciproci di tutte le quote dello stesso mercato, e il margine è 100 % meno quella quota di rimborso. Prendete un mercato a due esiti offerto a 1,90 e 1,90 — un esempio illustrativo, non un prezzo quotato da nessuno: 1/1,90 fa 0,5263, due volte fa 1,0526, quindi la quota di rimborso è circa il 95 % e il margine circa il 5 %. Su ogni 100 € puntati su quel mercato il bookmaker trattiene in media 5 €, e questo prima che entri in scena qualunque bonus.

Con quel margine si può fare il conto che conta per l’offerta, ed è il calcolo che questa pagina ha promesso in apertura. Prendete un volume di gioco settimanale illustrativo di 100 € puntato una volta sola — la stessa cifra del limite di deposito che il giocatore sceglie in registrazione — e applicate il margine del 5 % di un mercato a due esiti a quota 1,90 / 1,90, di nuovo un esempio e non un prezzo quotato. Il costo atteso è il volume di gioco moltiplicato per quel margine: intorno ai 5 € a settimana. Su quattro settimane fa circa 20 €, su un anno circa 260 €. Sono stime statistiche, cioè medie su molte giocate nelle condizioni descritte, non il risultato garantito di nessuna settimana in particolare: una settimana potete chiuderla in utile, e il margine non ve lo impedisce.

La banda va letta con la sua condizione attaccata. Se il volume resta di 100 € a settimana, il costo atteso resta nell’ordine dei 5 € a settimana. Se il volume raddoppia, raddoppia il costo atteso. Se il bookmaker applica un margine del 7 % invece del 5 % — succede, e succede sui mercati meno battuti — il costo atteso sale a circa 7 € a settimana sugli stessi 100 €. E il conto non tiene dentro una variabile che nessun margine può catturare: la quota che accettate non è sempre la quota migliore disponibile sullo stesso mercato, e la differenza tra la migliore e la peggiore è, di fatto, un costo che pagate senza vederlo.

Qui il bonus smette di essere una promessa e diventa aritmetica. Un bonus «reale» pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, con deposito minimo di 20 €, è un credito che vale fino a 50 € e che va giocato secondo un requisito di puntata che sta nei termini dell’operatore. Su un mercato con margine del 5 %, ogni 100 € di giocate necessarie per liberare quel credito vi costano in media 5 € di margine. Se il requisito richiede di giocare l’importo del bonus alcune volte, il costo atteso del giro di giocate si avvicina al valore del credito stesso, e può superarlo. Un margine del 5 % su un requisito di giocate pari a venti volte il bonus costa in media quanto il bonus, se non di più. Non è un’opinione sul singolo operatore: è la ragione per cui un bonus grande non è automaticamente un bonus buono, e per cui la prima cosa da leggere non è la cifra in vetrina ma il requisito che la accompagna.

Lo stesso ragionamento si applica alla quota che scegliete. Un bonus utilizzabile su una singola scommessa fino a 100 €, con il credito non prelevabile, ha un valore che dipende dalla quota a cui riuscite a giocarlo: su un mercato a due esiti a 1,90 e 1,90, il giro di puntate necessario a trasformare il credito in saldo prelevabile passa comunque attraverso il margine. Le «quote maggiorate» di una sezione speciale sono un prodotto con le sue regole, e il confronto corretto è sempre sullo stesso mercato, non su due mercati diversi.

Il conto del giocatore abituale: tre profili, tre esiti

Un margine del 5 % sembra una virgola. Messo su un anno, smette di esserlo.

Chi gioca 100 € a settimana sostiene un costo atteso nell’ordine dei 5 € a settimana: circa 260 € in un anno. Chi gioca 300 € a settimana si avvicina ai 15 € a settimana, circa 780 € in un anno. Chi gioca 50 € a settimana sta intorno ai 2,50 € a settimana, circa 130 € in un anno. Sono bande, non fatture, e valgono per un mercato a due esiti con margine del 5 % e per un volume di gioco costante. Nessuno di questi profili è un giudizio sulla persona: sono tre livelli di spesa, e il margine non fa sconti a nessuno dei tre.

Il confronto che vale è tra questo costo e quello che il mercato vi mette davanti come vantaggio. Un bonus di 50 € con un requisito di puntata pari a venti volte il bonus vi chiede 1.000 € di giocate; su un margine del 5 %, il costo atteso di quel giro è intorno ai 50 €, cioè il bonus intero. Chi punta 300 € a settimana arriva alla fine del requisito in poche settimane e ci arriva con una parte del credito ancora da liberare; chi punta 20 € a settimana impiega un anno, ammesso che il requisito non scada prima. La domanda da farsi, davanti a qualunque offerta, non è quanto vale il bonus: è quanto tempo e quanto volume servono per liberarlo, e quanto margine passa sotto il ponte nel frattempo.

Per chi non ha la pazienza dell’aritmetica c’è un trucco ancora più rapido: dividete il valore del bonus per le giocate richieste e confrontate il risultato con il margine del mercato in cui giocate. Se il rapporto si avvicina al margine, il bonus è un giro a somma zero. Se lo supera, state pagando per l’onore di partecipare.

Domande frequenti

Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?

Si consulta l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato sul sito dell’ADM, che indica il titolare e il sito legato al titolo. In alternativa si leggono i termini del conto di gioco: un operatore con concessione dichiara il proprio numero. Attenzione, però: un nome nell’elenco non dimostra un’offerta di scommesse sportive, perché l’elenco non ha una colonna per i giochi.

Perché un bookmaker con concessione ADM usa un sito con dominio .it?

La concessione è legata al sito, non alla società: l’elenco dell’ADM associa ogni riga a un sito .it, e una stessa concessionaria può gestirne più di uno. Il dominio italiano è quindi parte del titolo, non una preferenza grafica. Due marchi apparentemente concorrenti possono fare capo alla stessa società, con numeri di concessione diversi.

Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?

Il Registro Unico degli Autoesclusi, attivo dal 2018, accoglie le richieste di autoesclusione con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia. Durante l’iscrizione non si possono fare depositi, giocate o aprire conti presso alcun operatore con concessione ADM, ma il saldo prelevabile resta prelevabile. La richiesta si presenta dal portale ADM con SPID o a un concessionario.

Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?

In registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile, ed è lo strumento che vincola davvero, perché un tetto statutario in euro sulle puntate è sconosciuto. Un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo sette giorni. La cifra esatta del limite che l’ADM fissa in gara d’appalto non è nota.

Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?

Nessun collegamento al RUA, nessuna vigilanza dell’ADM, nessun obbligo di strumenti di limite e nessun foro italiano. Si aggiungono il blocco del dominio a livello DNS, con copie speculari che ricompaiono in poche ore, e la sanzione in capo al giocatore che l’ADM ricorda citando la Legge 401: ammenda e arresto fino a tre mesi per chi partecipa a scommesse organizzate da operatori non concessionari.

Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?

Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non si dichiarano, perché il prelievo cade sul concessionario: è la lettura «tassate alla fonte» riportata dalla stampa di settore, con il giocatore che riceve la somma netta. Chi ha una posizione particolare dovrebbe consultare un commercialista.

Contenuto creato dal team «Buchedi Golf»