Concessione ADM alle scommesse in Italia, dal controllo all'autolimite: quello che il conto ti costa
Ogni volta che un nuovo operatore sbarca in Italia con venti euro di bonus «garantito», la prima cosa che vado a guardare non è l’offerta. È una riga che sta in fondo ai termini del conto di gioco, e che quasi nessuno legge: la concessione per il gioco a distanza rilasciata dall’ADM (ex AAMS), con il suo numero. Quella riga dice se sotto il marchio c’è una concessione, e una concessione dice se dall’altra parte dello schermo c’è qualcuno che risponde a un’Agenzia dello Stato. Se non c’è, non sei su un mercato: sei su un sito che nessuno può controllare, e per il quale l’ordinamento italiano prevede un’amenda e perfino l’arresto per chi ci gioca. L’ho scritto senza giri di parole perché è il punto di partenza di tutto il resto.

Verifiche condotte al 3 Novembre 2026 sull’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e sulle condizioni contrattuali degli operatori.
Prima di guardare le quote: quanto ti costa il conto di gioco aperto
Il costo di un conto di gioco non è il deposito. È la somma di tre voci che raramente stanno nella stessa schermata: il margine che l’operatore incorpora in ogni quota, il tempo che il bonus di benvenuto pretende prima di liberarsi, e le occasioni che perdi nel momento in cui non puoi più prelevare. Chi apre un conto guardando solo la terza voce — il bonus — paga le prime due senza accorgersene.

Prendiamo il caso più comune, quello di chi si iscrive per un bonus di benvenuto. Il bonus non è denaro fino a quando non lo hai giocato secondo un requisito di puntata. A quel punto ogni giocata che fai per soddisfarlo passa attraverso un mercato, e ogni mercato ha un margine: la fetta che il bookmaker trattiene su tutto ciò che viene puntato, indipendentemente da chi vince. Un bonus da 50 € giocato su un mercato a due esiti con quota 1,90 per parte costa in media qualcosa come 2,60 € di margine, perché quel mercato restituisce circa il 94,7 % di quanto raccoglie — il 5,3 % circa se lo tiene il bookmaker — e 50 € moltiplicati per quel 5,3 % fanno poco più di due euro e mezzo. Sembra niente. Diventa qualcosa quando lo stesso giro si ripete tre, cinque, dieci volte.
C’è poi la voce meno visibile: le condizioni che l’operatore mette accanto al bonus. Un tetto all’importo di bonus utilizzabile su ogni singola scommessa trasforma un saldo grosso in una serie di puntate piccole, e ogni puntata piccola è un altro passaggio attraverso il margine. Chi gioca un bonus da 300 € con un tetto di 100 € per giocata non lo libera in tre colpi: lo libera in decine di giocate, e paga il pedaggio decine di volte. Non è una truffa: è il modo in cui il bonus funziona, scritto nei termini e quasi mai letto.
All’estremo opposto c’è il costo che non si misura in euro. Un conto che non puoi chiudere per una settimana perché hai alzato un limite, un prelievo bloccato perché la registrazione non è stata validata, un’autoesclusione che non puoi revocare prima della scadenza: sono vincoli al tempo e alla libertà di uscire, e valgono più di qualunque bonus. La buona notizia è che in Italia quei vincoli li decide il giocatore, non l’operatore. La cattiva è che quasi nessuno sa dove si impostano.
Quello che il bonus non ti dice: i requisiti di puntata e il tetto per giocata
Il requisito di puntata è la parte del bonus che non compare nel banner. Il benvenuto sportivo di William Hill, per esempio, accredita subito 10 € a chi si registra con SPID, mentre con la registrazione manuale riconosce un bonus di verifica da 5 € dopo l’invio dei documenti entro 96 ore: due strade, due importi, e nel secondo caso una finestra di tempo che non si riapre. William Hill precisa anche che i bonus non sono subito prelevabili, ma vanno giocati secondo il requisito di giocata previsto dalle normative ADM. Il numero di giri necessari non è uniforme tra operatori, perché non esiste un tetto statale: importi, requisiti e quote minime vengono dai termini di ciascun bookmaker, e vanno letti lì.
Su questo il legislatore italiano ha scelto di non fissare un limite. Non c’è un tetto di legge all’importo del bonus di benvenuto, né al numero di volte che devi rigiocarlo. Chi apre una pagina di confronto cercando «quanto vale il bonus» cerca una risposta che nessuna norma gli dà: la risposta sta nel contratto, e cambia da un marchio all’altro. L’unica regola generale che riguarda i bonus non parla di soldi ma di pubblicità, e la vediamo nella sezione sul Decreto Dignità.
Un dettaglio che sfugge spesso: il tetto di utilizzabilità per singola giocata vale sul bonus, non sulla tua disponibilità complessiva. William Hill lo fissa a 100 € per scommessa. Se il tuo saldo bonus supera quella soglia, l’eccedenza resta ferma fino a quando non la giochi in altre puntate, ognuna con lo stesso pedaggio. È una delle poche cifre che questo operatore dichiara apertamente, ed è la ragione per cui conviene giocare un bonus con puntate non minime: se il tetto è 100 €, giocare 5 € per volta è il modo più costoso di liberarlo.
Poi c’è l’errore opposto, quello di chi insegue solo il bonus più grande. Un bonus da 50 € con venti passaggi obbligati può costare più di un bonus da 10 € con uno solo. La domanda giusta non è «quanto mi danno», è «quanti giri di puntata mi chiedono prima che quei soldi siano miei». Nessun banner risponde.
E il numero verde nazionale 800 558822, che offre sostegno gratuito e anonimo a chi ha problemi con il gioco, è l’unico contatto di questa pagina che costa zero e non chiede nulla in cambio.
Panorami: dieci concessionari messi uno accanto all’altro
| Marchio | Numero di concessione ADM e società concessionaria | Cosa dicono i termini del marchio sull’oggetto della chiave |
|---|---|---|
| Sisal | 16020, Sisal Italia S.p.a. | — |
| SNAI | 16032, Snaitech Spa | — |
| AdmiralBet | 16048, Admiral Bet S.r.l. | Autoesclusione di 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 durata da 7 a 270 giorni o indeterminata con revoca dopo almeno 9 mesi |
| StarCasinò | 16026, Azzurri Limited | — |
| Betsson | 16027, Azzurri Limited | — |
| Lottomatica | 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) | — |
| Betfair | 16028, Betfair Italia S.r.l. | — |
| NetWin | 16035, Netwin Italia S.p.a. | — |
| bet365 | 16030, Hillside (New Media Malta) Plc | Pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione; per i residenti in Italia il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22 |
| Eurobet | 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale | — |
Le due colonne raccontano cose diverse. La prima è una fotografia: quei numeri esistono, sono pubblici e non cambiano da un anno all’altro — sono assegnati per nove anni e senza rinnovo automatico. La seconda è quasi vuota, e non per pigrizia di chi scrive: solo due dei dieci marchi mettono per iscritto, in una pagina facile da trovare, come funzionano gli strumenti di tutela. Gli altri non li nascondono per forza; semplicemente non li mettono in vetrina. Ecco perché la colonna con i numeri è quella su cui puoi contare e quella con le condizioni è quella che devi andare a stanare.
C’è anche una lezione nei nomi delle società. Sisal e SNAI sono marchi e società con lo stesso nome. Lottomatica è Goldbet Better Organization Italy, Betsson e StarCasinò fanno capo alla stessa Azzurri Limited, bet365 è Hillside (New Media Malta). La concessione è intestata alla società, non al marchio: se cerchi «Lottomatica» nell’elenco dell’Agenzia e non lo trovi, non hai trovato un operatore illegale, hai cercato la parola sbagliata.
Il resto lo dicono i numeri della colonna di sinistra: sono tutti compresi tra 16000 e 16051, cioè appartengono alla stessa tornata di assegnazioni, e nessuno è un «vecchio» titolo convertito. Questo li rende confrontabili: stesse regole di base, stesso regime fiscale, stesso registro degli autoesclusi alle spalle.
Dieci marchi con concessione ADM, e quello che conviene sapere prima di scegliere
Sisal: il marchio che scommette sull’app, non sul bonus
Sisal entra in elenco con la concessione n. 16020, intestata a Sisal Italia S.p.a. e riferita al sito Sisal. Sull’accesso al conto l’operatore ha costruito la sua differenza: l’app Sisal Matchpoint per le scommesse sportive permette di accedere al conto gioco anche con Touch ID e di piazzare le scommesse da mobile. Chi gioca dal telefono, magari in coda alla ricevitoria o sul treno, sa quanto valga non dover digitare una password ogni volta.
Il rovescio è che l’impronta digitale non è uno strumento di tutela: è comodità. Chi cerca in questo marchio un sistema per limitare la spesa non lo trova nella app, lo trova nel proprio profilo, e lo deve impostare di sua iniziativa. La comodità di piazzare una scommessa in tre secondi è anche la comodità di piazzarne tre di troppo.
Il punto che decide, per me, è un altro: un marchio che investe nell’esperienza mobile si giudica dalla solidità dell’accesso, non dalla generosità del benvenuto. Chi apre il conto per un bonus e poi gioca in mobilità troverà qui un contorno curato, ma la cifra del bonus non fa la differenza.
SNAI: palinsesto profondo e la schedina che puoi chiudere prima
SNAI, concessione n. 16032 a Snaitech Spa sul sito Snai., punta su chi vuole modellare la schedina invece di limitarsi all’1X2. La sua app Sport offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.
Il cash out merita una nota sul costo, perché viene venduto come una libertà e è in realtà un prezzo. Chiudere in anticipo significa incassare meno di quanto la quota lascerebbe sperare, perché l’operatore compra la tua posizione al suo valore corrente e ci mette dentro il proprio margine. È una scelta legittima — incassare qualcosa invece di rischiare tutto — ma non è neutralità: è una seconda negoziazione, con lo stesso margine di mezzo.
I sistemi e le multiple, poi, sono la via più rapida per moltiplicare le puntate senza accorgersene. Se l’obiettivo è giocare poco e con criterio, SNAI è un marchio che ti mette in mano più strumenti di quanti te ne servano.
AdmiralBet: quello che scrive nero su bianco sugli autoesclusi e sui limiti
AdmiralBet è la concessione n. 16048, Admiral Bet S.r.l., sul sito Admiralbet. Sulle condizioni del conto è, tra i dieci, il marchio più esplicito: dichiara di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall’ADM e di fornire il servizio tramite il proprio sito. Non è una dichiarazione di facciata, è la traccia che ti permette di controllare il numero nell’elenco dell’Agenzia in trenta secondi.
Sui limiti l’operatore va oltre il minimo: in registrazione chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, con una regola asimmetrica che vale la pena capire — un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. L’asimmetria è voluta: chi si dà una stretta la ottiene subito, chi vuole allentarla deve aspettare una settimana, e quella settimana è esattamente il tempo in cui l’impulso può passare. Non è una limitazione, è un attrito messo nel punto giusto.
Sul conto l’identificazione si completa in due modi: registrazione classica con caricamento del fronte e del retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente. Sulla carta d’identità elettronica conviene sapere dov’è l’altra strada: BetFlag rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, quindi se hai la CIE e non lo SPID, il marchio che ti serve non è per forza quello che immaginavi.
Sull’autoesclusione il marchio è l’unico dei dieci a dichiarare le durate: 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, mentre dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Le due cose convivono: quello che l’operatore ha scritto nel contratto e quello che prevede oggi il quadro dell’Agenzia. Durante l’autoesclusione registrata dal concessionario nel RUA non si possono fare depositi, giocate o aprire conti presso alcun operatore con concessione ADM, ma si può prelevare il saldo prelevabile — e il fatto che il prelievo resti possibile è la conferma che l’esclusione non è un sequestro del saldo.
Qui la sostanza si vede dal lato del costo: un operatore che scrive per esteso come si limita il proprio gioco ti risparmia la parte più costosa della ricerca, quella fatta di telefonate al servizio clienti. Non è generosità, è una scelta editoriale del contratto, e vale più di un bonus di importo simile.
StarCasinò: il casinò che ha anche una schedina
StarCasinò sta in elenco con la concessione n. 16026, Azzurri Limited, sul sito Starcasino. Il nome dice già l’impostazione: la sua app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò.
È il caso da manuale del concessionario che tiene due prodotti sotto lo stesso tetto. E qui va detta una cosa che riguarda il portafoglio: in Italia il casinò e le scommesse sono permessi separati con regole separate, e chi entra per il calcio e poi si ferma sulle slot ha cambiato gioco senza cambiare conto. Non è un problema di legalità — la concessione in elenco copre il gioco a distanza, e quali giochi il singolo concessionario possa offrire dipende dal titolo e dal palinsesto approvato. È un problema di disciplina personale: il prodotto che dà più margine all’operatore è anche quello che si consuma più in fretta.
Per chi cerca solo il bookmaker, StarCasinò è una via laterale: funziona, è regolare, ma il centro dell’esperienza è altrove. Nessuna sorpresa: i concessionari che investono sul casinò hanno un motivo per farlo.
Betsson: mille eventi e i mercati che il calcio italiano usa davvero
Betsson, concessione n. 16027 a Azzurri Limited sul sito Betsson., gioca la carta dell’ampiezza. La sua app Sportsbook & Casinò offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo.
Migliaia di eventi è una promessa che si paga con il tempo. Più partite, più mercati, più occasioni di mettere una puntata su una cosa che non conosci, e il margine su un mercato che non conosci è lo stesso di quello che conosci, solo che non lo vedi. Il numero degli eventi non è un costo di per sé, ma è una tentazione strutturata.
Nota interessante per chi scommette sull’Italia: Betsson e StarCasinò fanno capo alla stessa società, Azzurri Limited, pur con numeri di concessione diversi (16027 e 16026). La concessione è per sito, non per azienda, quindi due siti dello stesso gruppo sono due titoli distinti. Se un giorno uno dei due avesse un problema tecnico, l’altro non ne resta coinvolto; se invece cerchi nell’elenco dell’Agenzia la società madre, sappi che il nome è lo stesso e i numeri no.
La combinazione di pre-match e live fa di Betsson un marchio da usare quando hai già un’idea chiara di cosa giocare. Chi si fa guidare dal palinsesto è il cliente ideale per un catalogo così grande.
Lottomatica: streaming, Serie A e l’illusione di saperne di più
Lottomatica è in elenco come concessione n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a., sul sito Lottomatica. La sua app copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta.
Lo streaming live è la cosa più costosa di questa scheda, e non perché si paghi. Vedere la partita cambia la sensazione di controllo, non la probabilità dell’esito; chi scommette mentre guarda tende a puntare più spesso, e ogni puntata in più è un altro passaggio dal margine. Lo streaming è un servizio di informazione, ed è anche un acceleratore di frequenza. Se ti conosci, questa è la voce da valutare prima del bonus.
Il nome, invece, è la trappola più banale: il marchio si chiama Lottomatica e la società GBO Italy, quindi la ricerca nell’elenco va fatta sul numero o sul nome della società, mai sul solo marchio.
Sulla qualità del prodotto c’è poco da discutere: un palinsesto che tiene dentro Serie B, F1 e MotoGP serve il tifoso italiano meglio di qualunque catalogo internazionale. È un marchio da conto principale per chi segue il campionato, non da conto di passaggio per un bonus.
Betfair: il punta e banca, che è un gioco a parte
Betfair, concessione n. 16028 a Betfair Italia S.r.l. sul sito Betfair., non è soltanto un bookmaker. La sua app propone mercati come Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, e una sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate. Ma la ragione per cui è in questa lista con un’identità propria è un’altra: il betting exchange, dove il giocatore può fare la parte di chi punta o di chi banca e il concessionario si limita a mettere in contatto i due, è previsto dalla legge come gioco separato.
È una distinzione che cambia il costo. Su un bookmaker tradizionale il margine è incorporato nella quota e non è negoziabile. Su un exchange il prezzo lo fanno gli utenti e l’operatore vive di commissione; i termini ricalcano la logica di un mercato, non di un banco, e la documentazione dello stesso Betfair riporta regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima «back» di 200 centesimi in passi da 50 centesimi. La Supercombo a quote maggiorate, invece, è un’offerta commerciale come le altre, e vale la pena leggere quanto la maggiorazione sopravviva al requisito di puntata.
Betfair non è il marchio per chi vuole aprire un conto e fare tre schedine al mese. È il marchio per chi ragiona in termini di prezzo, e quella è una competenza che si costruisce.
NetWin: cento per cento del deposito, ma il deposito lo scegli tu
NetWin, concessione n. 16035 a Netwin Italia S.p.a. sul sito Netwin., ha l’offerta più esplicita del gruppo sul benvenuto: la Sport-50 è un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto verificato, con deposito minimo di 20 €.
Il «100 %» merita due righe di aritmetica. Il tetto a 50 € fa sì che l’offerta valga il massimo solo per chi deposita esattamente 50 € o poco più; chi deposita 200 € riceve comunque 50 €, cioè il 25 %. La percentuale, insomma, non cresce con te. E la condizione del conto già verificato sposta l’onere avanti: il bonus arriva solo a identificazione completata, quindi la prima giocata possibile è più tarda di quanto il banner suggerisca.
Il deposito minimo di 20 € è basso, ed è una buona notizia per chi vuole misurare l’operatore prima di dargli peso. Con 50 € di tetto e una soglia d’ingresso così contenuta, NetWin è il marchio che un principiante può provare senza impegnare molto — a patto di sapere che il bonus non è denaro finché non ha finito i suoi giri.
bet365: partner globale della Champions, e le pause che quasi nessuno usa
bet365 si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e copre Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live; in elenco è la concessione n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc, sul sito Bet365.
L’etichetta di partner globale è esattamente il tipo di notizia che non ti dice niente sul costo e molto sull’orientamento del marchio: un operatore che compra visibilità sulle competizioni che tutti guardano costruisce un pubblico che scommette su quelle competizioni, e sulle competizioni che tutti guardano i margini non hanno bisogno di essere generosi per riempire il palinsesto. Non è un’accusa, è una conseguenza.
La scheda più utile di bet365 sta altrove, ed è quella che quasi nessuno guarda: i suoi strumenti di gioco responsabile comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione, e per i residenti in Italia indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. La pausa è lo strumento più sottovalutato del gruppo: non richiede di rinunciare al conto, non ti espelle dal RUA, e copre la settimana storta che è la vera causa di quasi tutte le perdite fuori misura.
Chi cerca un marchio con il calcio europeo più visibile e una cassetta degli attrezzi completa lo trova qui. Chi cerca il prezzo più basso sul campionato italiano guardi altrove, e lo dico senza spirito polemico: sono due domande diverse.
Eurobet: il palinsesto che arriva fino alle elezioni
Eurobet, concessione n. 16012 a Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale sul sito Eurobet., ha il catalogo più strano dei dieci. La sua app copre calcio, tennis e basket, Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo (musica, cinema, tv e reality show) e di politica (elezioni).
Gli eventi di spettacolo e le elezioni sono il vero test dell’autocontrollo. Su un mercato di calcio hai un’idea, giusta o sbagliata, di quanto valga una quota; su un reality show o su un’elezione non hai alcun riferimento, e la quota che vedi è l’unico numero che hai. Il margine su quei mercati non è più alto per legge, ma è più difficile da riconoscere a occhio — e un mercato che non sai valutare è il posto in cui si paga di più senza saperlo. La stessa persona che consulta due siti prima di puntare su una partita decide in un minuto sul vincitore di un talent.
Un’ultima cosa pratica: la società si chiama Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale e nello stesso elenco gestisce più di un sito — oltre a Eurobet, anche Bwin e giocodigitale. Tre indirizzi, una società, concessioni distinte. Chi cerca il numero nell’elenco trovi quello giusto solo se cerca per concessione o per ragione sociale.
Dieci marchi, e il verdetto che conta più della classifica
Se dovessi ridurre questa lista a un consiglio, sarebbe questo: scegli in base a dove trovi scritto per esteso come l’operatore ti fa limitare, non in base a quanto ti dà all’inizio. AdmiralBet è l’unico, tra i dieci, che ti spiega in registrazione che puoi darti un tetto giornaliero, settimanale e mensile su ricarica, spesa e tempo, e che la riduzione vale subito mentre l’aumento aspetta sette giorni. bet365 ha la gamma di strumenti più completa, con la pausa che nessun altro mette in elenco. Tutti gli altri sono concessionari regolari, con numeri verificabili e un sito italiano, ma sulle condizioni di tutela non si espongono.
Sul prezzo puro, invece, questa lista non ti dà una risposta e nessuno può dartela dall’esterno: le quote cambiano di ora in ora, e il modo di valutare un bookmaker è guardare due o tre mercati che conosci bene su due o tre operatori nello stesso momento. Quel confronto, fatto da te, vale più di qualunque colonna.
RUA e autoesclusione: la parte del conto che decide quando esci
Il RUA, Registro Unico degli Autoesclusi, è il pezzo di infrastruttura che rende il mercato italiano diverso dagli altri. Non è una funzione dell’operatore, è un registro: quando il concessionario vi registra la tua autoesclusione, quella decisione vale su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia. Un bookmaker con concessione ADM non può ignorarla, e non può nemmeno aprire un conto a chi è già dentro.
L’autoesclusione ha tre forme. Può essere trasversale, cioè su tutti i concessionari con blocco dell’apertura di nuovi conti; può essere limitata a un singolo concessionario; oppure può riguardare una singola categoria di gioco, per esempio le scommesse a quota fissa. La seconda e la terza sono più leggere, e per molte persone sono la risposta giusta: chi vuole solo togliersi il casinò di dosso non ha motivo di chiudersi fuori anche dal calcio.
Sui tempi l’Agenzia è chiara: si può chiedere fino a 270 giorni a scelta del giocatore, oppure a tempo indeterminato, con revoca possibile solo dopo almeno nove mesi, mentre quella a tempo determinato non può essere revocata prima della scadenza. È un’impostazione dura, e va detto che lo è di proposito: un’autoesclusione revocabile in un pomeriggio non protegge nessuno. Chi la attiva deve sapere che per tutto quel tempo il saldo resta prelevabile ma il conto è chiuso alle giocate.
La richiesta si fa dal portale ADM con SPID, oppure a uno dei concessionari presso cui si ha un conto aperto. La seconda strada è più comoda e più corta, la prima non dipende da nessun operatore — e per chi ha già litigato con un servizio clienti la differenza conta.
Durante l’autoesclusione registrata nel RUA non si possono fare depositi, giocate o aprire conti presso alcun operatore con concessione ADM, ma si può prelevare il saldo prelevabile. Questo dettaglio è la ragione per cui il sistema funziona: non è un blocco del tuo denaro, è un blocco del gioco, e il denaro che hai già versato lo riprendi.
Il numero verde nazionale 800 558822 offre sostegno gratuito e anonimo a chi ha problemi con il gioco. È gestito fuori dal circuito commerciale, e per chi lo chiama non c’è nessun conto da aprire.
Quello che ti resta in tasca: i limiti che scegli tu
Il vero costo di un conto di gioco, alla lunga, non lo decide il bonus: lo decide il tetto che ti sei dato. In Italia il limite di deposito lo sceglie il giocatore in fase di registrazione, su base settimanale o mensile, secondo quanto previsto dal decreto di riordino del settore. La logica è asimmetrica anche qui, e vale la pena ripeterla perché è la regola più utile dell’intero sistema: una riduzione del limite ha effetto immediato, mentre un aumento richiede sette giorni. Non puoi pentirti di una stretta; puoi pentirti di una larghezza solo dopo una settimana di attesa, e quella settimana è il vero strumento.
Il decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024, mette per iscritto altri strumenti accanto al limite di deposito: autolimiti su tempo, spesa e perdita, messaggi automatici su durata e spesa, strumenti di autoesclusione anche per categoria di prodotto e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana per otto ore al giorno. Sono obblighi del concessionario, non opzioni: un operatore che non li offre non sta facendo una scelta commerciale, sta violando le condizioni della propria concessione.
Su questo punto l’Italia ha fatto una scelta opposta a quella che molti cercano. Non esiste un tetto statale in euro alle puntate sulle scommesse sportive. Chi arriva da un mercato con limiti fissi di legge si stupisce: qui l’unica barriera è quella che ti dai, più un limite di deposito scelto da te in registrazione. Non ci sono tetti automatici dello Stato, e quindi non ci sono nemmeno scuse.
L’articolo 15 del decreto impone al concessionario anche una spesa informativa: lo 0,2 % dei ricavi netti, con un tetto di 1.000.000 € l’anno, in campagne di informazione o comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa. È un obbligo che non tocca il giocatore, ma spiega perché i messaggi di gioco responsabile sui siti italiani somigliano tutti allo stesso testo: vengono dalla stessa cornice.
Fondamenti: cosa rende legale un sito di scommesse in Italia
Un operatore che raccoglie scommesse da giocatori in Italia deve avere una concessione dell’ADM per il gioco a distanza, e la deve avere per lo specifico sito su cui opera. La concessione non è una licenza commerciale generica: è un titolo assegnato con gara pubblica, dura al massimo nove anni senza rinnovo, e richiede tra l’altro una società di capitali con sede nello spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che l’Agenzia fissa nel bando. Chi la ottiene può gestire uno o più giochi previsti dall’articolo 6 del decreto: scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, anche simulati, e su corse di cavalli; concorsi pronostici sportivi e ippici; giochi di ippica nazionale; giochi di abilità, carte e giochi di sorte a quota fissa; scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori; bingo.

Il punto che quasi tutti sbagliano è questo: la concessione è per sito, non per azienda. Un gruppo può tenere più titoli e più siti — Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet.it, Bwin.it e giocodigitale.it — e ogni indirizzo ha la sua concessione. Cercare «Lottomatica» in un elenco di concessioni non porta da nessuna parte, perché l’elenco riporta la ragione sociale. AdmiralBet scrive di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall’ADM e di fornire il servizio tramite il proprio sito: è la formula standard, e va usata come la userebbe un notaio, confrontando numero e società.
E poi c’è il limite dell’elenco, che è il pezzo di informazione più utile di questa sezione. L’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza non ha una colonna che dica quali giochi il concessionario può offrire. Una concessione può coprire scommesse sportive, poker, giochi di abilità, casinò, exchange e bingo in qualunque combinazione. Un nome sull’elenco non dimostra da solo che il marchio accetti scommesse sportive; lo dimostrano il sito e l’app del marchio stesso. E, all’inverso, l’elenco non è il mercato: altri concessionari esistono oltre ai dieci qui esaminati, e un marchio che non compare in questa pagina non è per questo privo di titolo.
Un’ultima cosa, sulla data. L’elenco consultato il 25 ottobre 2026 ha 52 righe, con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it. La gara bandita nel settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, per circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non compaiono tra quelle 52 righe: sono marchi noti agli italiani, e su questo mercato non hanno un titolo. Un posto in una classifica non è una concessione.
Perché un marchio con concessione usa un indirizzo .it
Il dominio .it non è un dettaglio tecnico, è la firma del titolo. Ogni riga dell’elenco dell’Agenzia è legata a un sito italiano, e quel sito è il perimetro della concessione: il titolare offre lì, e risponde per quello che succede lì. Un marchio che opera da un indirizzo estero non sta semplicemente usando un altro dominio, sta dichiarando di non essere soggetto alla vigilanza italiana.
Questo ha una conseguenza pratica per chi scommette, e riguarda la tutela prima che il fisco. Il RUA copre le piattaforme online autorizzate in Italia: se il tuo conto sta su un sito senza concessione, la tua autoesclusione non lo tocca, e il giorno in cui decidi di smettere non c’è nessun registro che ti dia una mano. È il rovescio esatto di quanto chi si autoesclude cerca. Nessuna supervisione dell’Agenzia, nessun obbligo di strumenti di limitazione, e una controversia che si discute davanti a un giudice straniero, se si discute.
C’è anche un costo che si paga prima di accorgersene. Il decreto prevede una regolamentazione, d’intesa con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per operatori privi di concessione: l’entrata in vigore è ancora da confermare, ma la direzione è chiara. Aggiungici che i domini inibiti vengono oscurati a livello DNS, con provider che a volte restano indietro e specchi che ricompaiono nel giro di ore: la conseguenza reale è un conto che un giorno funziona e il giorno dopo non si apre, con il saldo dentro. Non è una punizione, è il funzionamento di un sistema che non ti conosce.
Normativa: il titolo, la vigilanza e chi controlla chi
La cornice è il decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, «Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. L’autorità di riferimento è l’ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che il mercato continua a chiamare AAMS: la sigla vecchia sopravvive nel linguaggio comune come sopravvive in quello di chi cerca informazioni, ed è la stessa cosa con un nome nuovo. L’ADM, d’intesa con la Guardia di Finanza, redige la lista dei siti di offerta legale di gioco a distanza riferiti ai concessionari e quella dei siti inibiti, e le rende pubbliche sui siti istituzionali dell’Agenzia e della Guardia di Finanza.
Le concessioni assegnate con la gara del settembre 2025 durano al massimo nove anni senza rinnovo, e durante la concessione restano fissi sia i termini della convenzione sia il regime fiscale. È una garanzia che vale per il giocatore: le regole con cui hai aperto il conto non cambiano a metà partita, almeno non per volontà dell’operatore.
Sul versante fiscale la tassa la paga il concessionario, non il giocatore. L’imposta unica sulle scommesse a quota fissa è del 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e del 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza tra le somme giocate e quelle vinte; le scommesse a quota fissa sui cavalli pagano le stesse aliquote, mentre le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % dell’importo raccolto al netto delle vincite restituite. È il motivo per cui, per il giocatore, le vincite corrisposte da un concessionario ADM non vengono tassate alla fonte né dichiarate: la tassa è già stata pagata a monte. Su questo la stampa di settore è concorde da anni, ma la conferma non arriva da una pagina dell’amministrazione finanziaria: chi ha una posizione fiscale complicata faccia un salto da un commercialista.
E qui arriva la parte che chi gioca sui siti esteri non vuole sentire. Per le vincite ottenute su siti non autorizzati, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le somme come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. d), del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, da assoggettare a tassazione per l’intero importo ricevuto senza deduzioni, con la dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. Non è consulenza fiscale: è la lettura dell’Agenzia, e basta a spiegare perché il risparmio apparente di un sito estero finisce spesso in una dichiarazione dei redditi.
Il Decreto Dignità: perché nessuno può più pubblicizzarti le scommesse
Il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito dalla legge n. 96 del 2018, all’articolo 9, vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet. Il Garante per le comunicazioni vigila sull’applicazione, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. L’ADM lo ha ricordato il 28 febbraio 2024, aggiungendo che pubblicizzare operatori privi di concessione espone i mezzi di informazione a provvedimenti del Garante.
Il quadro, però, non è fermo. Nel 2025 il Garante non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto; il TAR Lazio, con l’ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; due rinvii pendono davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, uno sulla responsabilità delle piattaforme e uno sulla necessità di notifica del divieto. In parallelo, una proposta di modifica alla legge di bilancio per il 2026 mirava a rimuovere il divieto per la pubblicità indiretta come le sponsorizzazioni: non risulta approvata, e il divieto è in vigore.
Per chi legge una guida come questa, il divieto ha un effetto concreto e vale la pena dirlo chiaro: le occasioni migliori non le troverai in uno spot. Non ci sono più pubblicità televisive di bookmaker, non ci sono banner sugli stadi, e le comunicazioni sugli operatori con concessione ADM passano da canali informativi. Il divieto non rende l’offerta meno buona; rende più difficile confrontarla, e questo è un costo per chi scommette. Il decreto stesso, del resto, promuove la pubblicità del gioco pubblico che serve al gioco sicuro e responsabile e permette ai concessionari di veicolare messaggi sociali o di gioco responsabile con il proprio marchio.
Un chiarimento che serve a chi cerca bonus: il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza del bonus di benvenuto. Non esiste un tetto statale ai bonus né ai requisiti di puntata, e quindi importi, condizioni e quote minime vengono dai termini di ciascun operatore. Chi cerca una regola generale su quanto un bonus può chiedere non la troverà in nessuna legge italiana.
Cosa rischi davvero su un sito senza concessione
Il punto non è la morale, è il conto. Offrire gioco a giocatori in Italia senza concessione è illegale, e l’articolo 22 del decreto n. 41/2024 ha costruito una doppia lista: quella dei siti legali legati ai concessionari e quella dei siti inibiti, entrambe pubbliche. I fornitori di accesso a internet e i prestatori di servizi di pagamento che violano un ordine dell’Agenzia sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per violazione. L’ADM reindirizza i domini inibiti a una pagina di avviso.
Il blocco funziona a livello DNS, e da qui nasce l’esperienza tipica: un giorno il sito non si apre, poi ricompare con un altro indirizzo, e la partita continua altrove. Sui numeri, un’ordinanza del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini oscurati, e gli aggiornamenti del 2026 ne aggiungono da decine a centinaia alla volta. Specchi nuovi, stessa sostanza.
Poi c’è la parte che quasi nessuno mette nel calcolo, ed è la più seria. L’ADM, nel comunicato del 28 febbraio 2024, ricorda che la legge n. 401 del 1989, articolo 4, prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero, e aggiunge che anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. È la regola lato giocatore nella formulazione dell’Agenzia stessa: l’importo dell’ammenda e le vicende giudiziarie concrete non sono noti, ma il testo della norma non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche.
Messo tutto insieme, il confronto è questo. Una concessione ADM porta con sé il RUA, la vigilanza dell’Agenzia, gli strumenti obbligatori di limitazione e un foro italiano per le controversie. Un marchio estero senza concessione non porta nessuna di queste cose, è esposto al blocco DNS e, per come l’Agenzia stessa descrive la norma, espone il giocatore a una sanzione penale. Siti offshore che accettano giocatori italiani esistono e compaiono nei risultati di ricerca con licenze straniere, che in Italia non hanno alcun valore. La zona è scoperta, e lo è per scelta di chi ci gioca.
Quanto costa un giro di puntate: due numeri e una forbice
Vale la pena mettere in fila un conto che nessun operatore fa per te. Prendiamo un giocatore che si dà un limite di deposito di 100 € a settimana e decide di puntare quella cifra una volta sola su un mercato a due esiti, con quota 1,90 per ciascun esito. Non è una quota che ho verificato su un bookmaker: è un esempio costruito per far vedere il meccanismo, e 1,90 per parte è già un mercato competitivo.
Su un mercato del genere la quota non dice tutta la verità. La somma degli inversi delle due quote è 1/1,90 più 1/1,90, cioè circa 1,0526: significa che il mercato restituisce ai giocatori circa il 94,7 % di quanto raccoglie, e il bookmaker trattiene il 5,3 % circa indipendentemente da chi vince. Puntando 100 €, il costo medio atteso di quel giro è quindi di circa 5,30 €. Il tuo deposito settimanale non è tutto tuo: poco più di cinque euro sono il pedaggio del mercato, e li paghi anche quando indovini.
Ripeti il gesto per un anno e il conto cambia faccia senza che nessuna quota sia cambiata. Cinquanta settimane di puntate da 100 € sono 5.000 € di giocate, e il 5,3 % di quella cifra è circa 265 € di margine. Non è una previsione su quanto vincerai o perderai — è la media di un pedaggio su cinquanta giri, e una media non descrive nessuna singola settimana: chi vince una multipla da 800 € in una di quelle settimane è in attivo, e chi perde cinque volte di fila è sotto di molto più dei 5,30 € settimanali. Quello che la media descrive bene è il costo strutturale dell’abitudine.
La variabile che decide più di tutte è il prezzo, e non il bonus. Se lo stesso mercato fosse prezzato a 2,00 per parte, la somma degli inversi darebbe 1,00 e il margine sarebbe zero: un mercato a due esiti che paga 2,00 e 2,00 è un mercato senza trattenuta, e non esiste sulla faccia della terra. Con quota 1,95 per parte la trattenuta scende a circa il 2,6 %, cioè 2,60 € su 100 € puntati, e su cinquanta settimane siamo intorno ai 130 €. La differenza tra un bookmaker che prezza bene e uno che prezza male, su una cifra così piccola, vale più di cento euro l’anno. È il numero che nessun banner ti mostra.
Ecco quindi perché il costo di un conto di gioco si legge in tre righe diverse: il margine del mercato, che dipende da dove giochi e non da quanto giochi; il requisito del bonus, che dipende da quanto ti fanno rigiocare; e i limiti che ti sei dato, che sono l’unica variabile che controlli al cento per cento. Il giocatore da 100 € a settimana con un mercato al 2,6 % di margine paga circa 130 € l’anno di pedaggio e tiene tutto il resto. Lo stesso giocatore con un bonus che lo costringe a rigiocare il doppio del deposito moltiplica quel pedaggio senza accorgersene, e la sensazione di aver ricevuto qualcosa gratis è esattamente quello per cui il bonus è stato progettato. Il bonus non è un regalo: è un contratto a termine, e la sua scadenza sta nei requisiti di puntata.
Domande frequenti su AAMS, concessioni e scommesse in Italia
Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?
Si parte dall’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Poi si confronta il numero con quello che l’operatore dichiara nei termini del conto di gioco: AdmiralBet, per esempio, cita la concessione n. 16048 a Admiral Bet S.r.l. Il confronto va fatto tra numero e ragione sociale, perché l’elenco riporta la società, non il marchio.
Perché un bookmaker con concessione ADM usa un sito con dominio .it?
La concessione è assegnata per sito, e ogni riga dell’elenco dell’Agenzia è legata a un indirizzo .it: quel dominio è il perimetro del titolo. Un marchio che opera solo da un indirizzo estero dichiara di non essere soggetto alla vigilanza italiana, e di conseguenza il suo conto resta fuori dal RUA e dagli strumenti di limitazione obbligatori.
Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?
Il RUA è il Registro Unico degli Autoesclusi, e blocca il gioco su tutte le piattaforme online autorizzate in Italia. L’autoesclusione può essere trasversale, su un singolo concessionario o su una categoria di gioco, dura fino a 270 giorni a scelta del giocatore oppure è indeterminata con revoca non prima di nove mesi. Durante il blocco si preleva il saldo, ma non si deposita né si gioca.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
Il limite di deposito lo sceglie il giocatore in registrazione, su base settimanale o mensile, e la sua riduzione ha effetto immediato mentre l’aumento richiede sette giorni. AdmiralBet chiede in più un tetto a ricarica, spesa e tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, applicando la stessa asimmetria. Un tetto statale in euro alle puntate sportive non esiste.
Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?
Il conto resta fuori dal RUA, quindi l’autoesclusione non lo tocca, e non c’è vigilanza dell’Agenzia né obbligo di strumenti di limitazione. Il dominio è esposto all’oscuramento DNS, con il saldo bloccato dentro, e l’ADM ricorda che la legge n. 401 del 1989, articolo 4, sanziona con ammenda e arresto fino a tre mesi anche chi partecipa a scommesse organizzate da operatori non concessionari.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Il giocatore non paga nulla: l’imposta unica è a carico del concessionario, al 24,5 % della raccolta a distanza calcolata sulla differenza tra somme giocate e vinte, e le vincite corrisposte da un operatore con concessione ADM non vengono dichiarate. Diverso il caso delle vincite su siti esteri non autorizzati, che l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 2010, riconduce ai redditi diversi: non è consulenza fiscale, e conviene parlarne con un commercialista.
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